mercoledì 11 luglio 2012


1176_logoapi_235ALLEANZA PER L’ITALIA (API)
COORDINAMENTO PROVINCIALE – RIMINI

Rimini, lì 09.07.2012

COMMENTO alla NOTA DEL COORDINATORE di  NUORO AVV. PALA


Mi trovo sostanzialmente d’accordo con la Vs. NOTA e la discuteremo in un prossimo Coordinamento  Provinciale a RIMINI, anche perché si deve decidere in merito al Tesseramento API in scadenza a fine Luglio.
In effetti mancano direttive ed una programmazione da parte del vertice del Partito: non si capisce cosa vogliamo essere e siamo completamente oscurati da Casini, in ottica Terzo Polo, che non è certamente il massimo delle mie aspirazioni, essendo io e gli amici di Rimini, ex Margherita.
Se in breve tempo non succede all’interno qualche cosa, non capiamo lo scopo dell’appartenenza all’API; non vorremmo essere solo un gradino utile a conservare qualche posto in lista al prossimo parlamento, magari con l’attuale sistema elettorale.
Noi volevamo, come amici che non si riconoscono nell’attuale Partito Democratico e che non si riconoscono in questa Destra, anche se orfana di Berlusconi e Bossi, trovare un nuovo modo per restare in Politica in modo da essere compresi dalla gente comune e restandone vicini ai bisogni.
Non ci risulta neppure comprensibile l’attuale governo, che è capace solo di aumentare le tasse e non ha la forza o la volontà di colpire le grosse rendite finanziarie. Sarebbe necessario ora uno sforzo per andare alle riforme ed al rilancio dell’economia.
La nascita dell‘Api la vedevamo con questi obiettivi, cioè per rinnovare una Politica in crisi.
Tenete presente poi che l’ Emilia Romagna è stata commissariata e non vi è mai stata una comunicazione e/o riunione con il commissario e non ci è mai stata comunicata la vera ragione del commissariamento. Ognuno fa quel che vuole e non si relaziona con altri!
Anche la faccenda LUSI non aiuta, ma quello che lascia sconcertati è l’abbandono e la mancanza di indicazioni ed informazioni: siamo un arcipelago di isole abbandonate a se stesse.


Ing. Roberto MUSSONI
              Coordinatore Provinciale - RIMINI

lunedì 9 luglio 2012

Cari amiche-amici : ho letto con piacere e rammarico la lettera del  collega Michele Pala.
Piacere per l'iniziativa di iniziare un dibattito , seppure per mail, sul nostro partito che: da l'impressione di essersi smarrito e di aver  abbandonato la sua base a se stessa.
Dispiacere per la sensazione di smarrimento e di grande preoccupazione se non di delusione per la mancata realizzazione del progetto politico dell'API che non è solo degli amici di Nuoro ma anche del Piemonte ed in particolare della provincia di Alessandria.
Il piemonte ha perso il corodinatore regionale per dimissioni dal partito ,lasciandoci in una condizione di vero smarrimento. Stiamo tendando di rimanere uniti , sempre in meno, in attesa che dal coordinamento nazionale giungano indicazioni su una linea politica che ci permetta di aprire un dialogo ,credibile, con la nostra base e più in generale con la società .
Ma con molto  scetticismo . Se i  nostri leader continuano ad appiattirsi sulle posizione del governo e sulla  condotta dell'on. Casini , molto lontana dal comune sentire  ,credo che per  l'API non ci sia futuro.
Beninteso non intendo dire che non si deve sostenere l'attuale governo ma fare nostre la lotta alle norme incivili  che avvelenano la vita alla gente comune fino a spingerne  tante al suicidio .
Questo ci porterebbe all'attenzione della pubblica  opinione   come difensori del   diritto che è , purtroppo, duventato un opzional  che  le classi più forti sanno e possono  far valere.

Caro presidente Francesco Rutell  combattiamo per qualcosa di effettivo valore etico morale ,facciamo in modo che questo,grande,  paese  cessi di essere una prateria di   scorribande  dove chi è ricco diventa sempre più ricco ed i poveri sempre più poveri e più numerosi.
                                       
                                 Cari saluti a tutti
                                           Francesco GIannattasio coordinatore prov. Alessandria

sabato 7 luglio 2012


«Questi giorni, grazie alla relazione di una Commissione parlamentare indipendente di inchiesta, è venuto alla luce un fatto molto importante: il disastro nucleare di Fukushima non fu dovuto al maremoto bensì fu provocato dal terremoto che ha prodotto danni rilevanti al sistema di raffreddamento dell'impianto giapponese. Questo pone in evidenza una pericolosità intrinseca della scelta nucleare, soprattutto in Paesi sismci come sono l'Italia e il Giappone». Lo afferma il responsabile Ambiente di ApI, Giuseppe Vatinno.


 SEGRETERIA PROVINCIALE DI NUORO

Nuoro, 22.06.2012

Cari amici/e
dopo alcuni mesi di riflessione e d'attesa scrivo queste righe per un sentito bisogno di confronto e scambio di opinioni e sentimenti. Sono convinto che se manca questo dialogo ognuna delle nostre organizzazioni sul territorio finisce per essere un'isola e per vivere in solitudine quello che invece doveva essere il cammino comune verso una prospettiva di speranza per l'Italia. Questo è appunto il tema.....
Ciò che si vive in periferia ed in particolare negli organi dirigenti di Alleanza per l'Italia della provincia di Nuoro, è una insopportabile sensazione di smarrimento e di grande preoccupazione per il progetto politico che API ha voluto rappresentare. Ci siamo appassionati nella costruzione del "terzo polo", ma la nostra Assemblea nazionale del 24 marzo us ne ha decretato il superamento quale effetto del tramonto del bipolarismo a sua volta travolto dalla crisi economica internazionale. Ciò nonostante, non risulta che i nostri dirigenti nazionali abbiano reso pubblica la conclusione della stagione del "terzo polo" che continua peraltro ad avere una leadership monocorde che certamente non ci rappresenta.
Ordunque, non si comprende più quale sia la collocazione del nostro partito, quali gli obiettivi ed i percorsi condivisi, quali gli attori della nuova politica che con qualche presunzione vorremmo impersonare.
Ce lo dobbiamo dire con chiarezza.....esiste un evidente deficit di linea politica nazionale che lascia tutti allo sbando e che non può più essere giustificato quale effetto di doverosa prudenza dinanzi al succedersi degli eventi nazionali ed internazionali. Codesta logica non ci appartiene e la lasciamo a chi, per proprio comodo, ritiene che la politica debba seguire e non guidare i processi.
Provenienti dalle più disparate esperienze, ci siamo alleati per l'Italia per costruirla insieme, per determinarne la via, per farne un Paese finalmente moderno e non certo per stare ai margini della scena politica in attesa di tempi migliori!!
La sofferenza dei dirigenti è palpabile e si comprende riflettendo sulle difficoltà di operare sul territorio costretti a fronteggiare l'onda della crisi sociale economica e politica del nostro Paese senza un chiaro e persuasivo indirizzo nazionale.
Ebbene, questa nota non vuole essere un atto d'accusa nè strumento di raccolta di sterili consensi, ma si vuole invece sollecitare un proficuo dibattito necessario per uscire dallo smarrimento e ripartire insieme verso una prospettiva di speranza per l'Italia. Attendo con fiducia il Vs. prezioso contributo.
                                                
                                                                     Il Segretario Provinciale di Nuoro                                                        
                                                                                    Michele Pala

venerdì 6 luglio 2012

La ragione vera della crisi Italiana ed Europea è di natura culturale e trova le sue radici nella disgregazione della famiglia.
Il miracolo italiano del dopoguerra è stato reso possibile proprio dai fortissimi legami che caratterizzavano le famiglie, legami dettati dalla tradizione e anche imposti da un ferreo credo religioso in grado di influenzare le coscienze ma anche le Leggi e la politica.
Questo legame aveva fatto del nucleo famigliare un’entità basata sull’ottimizzazione delle risorse e sulla mutua assistenza, dove  trovava la sua massima realizzazione il vecchio detto popolare secondo il quale “l’unione fa la forza”.
All’interno della famiglia si lavorava tutti quanti per il raggiungimento di un obiettivo comune, ciascuno secondo le proprie possibilità. Tutte le risorse venivano conferite al Capofamiglia il quale provvedeva alla loro redistribuzione in funzione delle esigenze primarie secondo un sano criterio di contenimento degli sprechi. Da qui ha preso origine il risparmio degli italiani, quella quantità di denaro che i capifamiglia   avevano l’abitudine di accantonare per il futuro e che oggi rende le famiglie italiane le più virtuose del mondo con oltre 8000 miliardi d attivo complessivo depositati nelle banche laddove all’estero invece si contano i debiti.
Con l’Unione Europea è accaduto che invece di esportare il nostro modello virtuoso abbiamo importato quello degli altri e nell’inseguimento della modernità  abbiamo intrapreso la strada della disgregazione della famiglia che tanto era in voga nei Paesi del Nord Europa.
I primi segnali si sono avuti con la vogla, poi divenuta pretesa, di indipendenza dei figli. I figli a carico costavano sempre di più mentre i figli lavoratori trattenevano interamente per se i propri salari indebolendo la forza finanziaria della famiglia. La crisi del lavoro ha poi causato forti squilibri all’interno delle famiglie più numerose, nelle quali i figli che avevano un salario non ne volevano sapere di dare il loro contributo al mantenimento dei fratelli  studenti o nullafacenti obbligando così i genitori ad indebitarsi per provvedere a loro. Diventa così di moda, quasi usuale, seguire l’esempio dei fratelli nordici e andare a vivere da soli non appena raggiunta la maggiore età, ma ovviamente in questo modo si moltiplicano i costi e viene a mancare quella razionalità nella distribuzione delle risorse che stava alla base del Risparmio
Separazioni e divorzi poi rappresentano il naturale punto di arrivo di questo sistema malato, una situazione nella quale una famiglia normalmente benestante viene frazionata in 2 individui ridotti sull’orlo della povertà e spesso con dei figli da mantenere.
Tutto questo, unitamente ad uno Stato inefficiente, sempre più esoso, e a salari sempre più bassi, ha invertito la tendenza al risparmio delle famiglie italiane che hanno anzi iniziato ad erodere i capitali accantonati dai padri.
Questo decadimento  culturale (anche se qualcuno si ostina ancora a vederlo come Progresso) è anche alla radice del malgoverno Italiano degli ultimi 30 anni. La caduta del sistema Famiglia e il venire meno della figura del Patriarca, oculato amministratore dal quale dipendeva il benessere di tutta la piccola comunità ristretta, ha portato intere generazioni a vivere nell’illusione trascurando quello che era sempre stato il valore fondamentale trasmesso dai padri: pensare al futuro. Un popolo che non pensa al futuro non può che essere Governato da politici che non pensano al futuro e ora che siamo nel futuro subiamo nostro malgrado le conseguenze di un errore generazionale epocale.
L’influenza nordica purtroppo ha prevalso anche in chiave di Unione Europea nella quale,  all’antico modello di famiglia italica basato sull’unione solidale, su un certo rigore ma anche su una equa redistribuzione delle risorse tesa ad un costante sviluppo uniforme del territorio, si è preferito il modello nordico imperniato sull’esaltazione degli individualismi e sugli interessi dei singoli a predominare sulla collettività;  valori che oggi fanno dire alla Merkel “No agli Eurobond”.
In realtà dietro queste complesse strategie politico finanziarie ci sono anche altri fattori, non ultimo il desiderio reiterato di qualche personaggio non ben identificato di mettere le mani sugli 8000 miliardi che ancora rimangono in mano a quello che resta delle famiglie italiane, ma ritengo plausibile che la sconfitta del modello sociale italiano del dopoguerra sia una sorta di Peccato Originale diventato poi il principale innesco della crisi che stiamo vivendo.
A fronte di tutto questo è comunque lecito chiedersi perche il modello nordico nel nord Europa (e in Francia) ha comunque dato origine ad amministrazioni virtuose mentre in Italia ha causato un disastro amministrativo ed istituzionale??
La ragione è insita nella disciplina e nella metodicità che caratterizza da sempre le popolazioni nordiche ed in genere quelle non latine, una sorta di disponibilità mentale ad accettare ordine e rigore anche in assenza di una prospettiva. Gli italici e i latini in genere hanno una mentalità opposta e fino a quando sapevano di lavorare per crescere e svilupparsi, fino a quando avevano davanti a loro l’obiettivo concreto di un futuro migliore per se e per i propri figli, hanno dato il meglio sfruttando doti di cui solo questi popoli dispongono; quando invece hanno iniziato a vivere alla giornata, a perdere di vista gli obiettivi è emerso il loro lato peggiore, quello di una popolazione irriverente, scanzonata, indisciplinata e approfittatrice, una popolazione disinteressata a tutto ciò che riguarda il bene comune, un bene che questa generazione non ha guadagnato col sudore della fronte.
Va tuttavia anche ricordato che il virtuosismo nordico è anch’esso un’illusione perché a fronte di amministrazioni  con bilanci sostenibili ci sono famiglie e privati, contrariamente alle nostre, fortemente indebitate. In pratica quel debito pubblico che oggi pesa come una spada di Damocle sull’Italia, in altri paesi europei è fortemente  spalmato sulle famiglie, come dire: Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma.   
Per una vera rinascita europea bisogna innanzitutto tornare a mettere la famiglia al centro della Politica.
Marco Corrini
Segretario Portavoce Nazionale di UFI Unione Federalista Italiana   www.unionefederalistaitaliana.com

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