giovedì 11 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
(PILLOLE DI SPENDING REVIEW)
LA POLITICA?
IL “MESTIERE” PIÙ ANTICO DEL
MONDO…
“Cosa vorresti fare da
grande?”
Chi di noi, almeno una volta nella vita, non
ha avuto posta questa domanda?
Ebbene, c’è da scommettere che
presto la professione più ambita diverrà quella
politica!
Quale altra attività “rende molto” in
termini di guadagni e visibilità e “richiede poco” in termini di capacità e
competenza???
“Non Per Soldi… Ma Per Denaro” era il titolo d’un celebre film del
1966.
Quale altro slogan descriverebbe meglio oggi le motivazioni, gli
stimoli, le ambizioni che spingono i vari “Fiorito d’Italia” ad avvicinarsi alla
politica?!
IL PARADOSSO ITALIANO?
STIPENDI “PIÙ BASSI” D’EUROPA E PARLAMENTARI “PIÙ
PAGATI” DEL MONDO!
Quanto (ci) costano gli stipendi dei
parlamentari?
Confrontando i guadagni dei nostri
parlamentari con lo stipendio medio degli italiani, il risultato che ne viene
fuori è “impressionante”: in nessun Paese europeo la distanza tra onorevoli e
cittadini è così ampia!
In Italia un parlamentare guadagna
fino a “6,8 volte di più” rispetto a un elettore!
Il guadagno “mensile” di un parlamentare è
pari allo stipendio “annuale” di un suo elettore medio!
Come non chiamare “Casta” una politica
siffatta?!
LO
SCANDALO ITALIANO?
DA
NOI I PARLAMENTARI PIÙ “CARI” D’EUROPA!
La media Ue delle indennità dei membri
delle Camere Basse si attesta sui 54.000 euro lordi annui (4.500 euro
mensili).
L’indennità di un deputato
italiano, invece, ammonta a
“10.435 euro” lordi al mese (“125.220
euro” l’anno!).
Com’è possibile che un parlamentare
italiano guadagni “più del doppio” della media europea?
Fin quando potremmo permetterci “il lusso”
di una classe politica così onerosa?!
Un semplice parlamentare -sommando le varie voci d’entrata- può
arrivare a intascare mensilmente “19.217 euro” alla Camera, “17.628 euro” al
Senato!
Ed è facile dimostrare come i parlamentari italiani non solo
percepiscano gli stipendi e i vitalizi più alti ma beneficino anche di una serie
di privilegi “unici” rispetti ai propri colleghi europei!
Mentre ogni italiano spende “27,15 euro”
l’anno per mantenere il proprio Parlamento:
·
in Francia ogni cittadino spende 8,11
euro (tre volte meno);
·
negli Usa 5,10 euro (cinque volte
e mezzo meno).
·
in Inghilterra 4,18 euro (quasi
sette volte meno);
·
in Spagna soli 2,14 euro (dieci
volte meno!).
Occorre assumere nuovi
superconsulenti al Governo o chiedere ulteriori suggerimenti agli utenti del web
per scoprire dove si annidano le più robuste “sacche di spreco” di denaro
pubblico in Italia???
La politica risponde, infastidita, sempre alla stessa maniera:
“Questa è demagogia!”, “ci siamo messi a dieta…”, “abbiamo già
stretto la cinghia!”…
Ma quanto è stata effettivamente stretta la cinghia?
Quanto la politica, per lungo tempo “famelica e ingorda”, potrebbe
ulteriormente dimagrire?
P.S.:
Questo è solo un estratto del dossier
“Non
per soldi… Ma per denaro!”
(di cui mando copia in
allegato) che sottopongo alla Vostra
attenzione.
L’articolo:
-
contiene una serie di dati “impietosi” sul costo
spropositato dei nostri parlamentari;
-
evidenzia anni di promesse mancate e “finti
tagli”;
-
ed avanza alcune proposte per il contenimento dei
costi della politica.
Se interessati, autorizzo preventivamente
la pubblicazione, divulgazione o distribuzione dell’elaborato
(purché non se ne alteri il contenuto e venga citata la
fonte).
Cordialmente,
Autore del blog “Panta Rei”
venerdì 5 ottobre 2012
Le Polverine nascoste sotto il tappeto della Seconda Repubblica |
di Dino Barrera
La vicenda degli scandalosi misfatti della
regione Lazio che erano sotto gli occhi di tutti i cittadini, che sono dentro ed
in profondità alle istituzioni capitali del nostro Paese, orditi dalla politica
di questi grandi ma piccoli partiti, che mettono in luce l’arroganza di
personaggi inseguiti dalla cattura di voti e di falso consenso, occorre dirlo
con chiarezza, sono generalizzati e diffusi come metastasi nei più disparati
luoghi delle autonomie e nelle istituzioni fondate per presidiarle.
Questi episodi, ancora una volta, messi in luce
dalla Magistratura che , pare, abbia atteso sino alla crisi estrema, anziché
dalla politica, si inscrivono in una crisi economica e sociale che rischia di
precipitare e che smonta la credibilità dell’intera architettura istituzionale
dello stato italiano. L’antipolitica, ultima forma della demagogia e del
populismo nostrano, non può stupire, né deve, ma non trova opposizioni
ragionate.. (leggi
tutto)
furbetti delle primarie
giovedì 4 ottobre 2012. Categoria: A letto con Marx, Autore: Redazione

Oggi al vetrice del più grande partito d'Italia c'è un'oligarchia spaventata. Non tanto da Matteo Renzi, ma da se stessa. Dalle proprie sconfitte, dalla propria incapacità di parlare all'Italia, dal proprio pressappochismo. Dal dato dei sondaggi, che segnala spietatamente che l'anno prossimo per il Pd voteranno svariati milioni di italiani in meno. Dalle svanite sicurezze in cui s'è crogiolata negli ultimi anni, a partire dall'affidamento su una sinistra europea che oggi vira al centro, mentre il Pd marcia a sinistra.
A eccezione di Romano Prodi e Walter Veltroni, che hanno scelto di chiamarsi fuori dalla contesa delle primarie, oggi chi guida il Pd verso le primarie lo fa come fosse un'azienda familista del capitalismo italiano: è disposto cioè a tutto per tenere la "ditta" piccola, purché resti a gestione familiare. Non si vogliono primarie vere e un partito aperto perché si ha paura di perderne il controllo. Meglio non crescere in partecipazione e consenso, piuttosto che rischiare di perdere quote di sovranità.
La questione non è formalista e male fanno a renderla tale gli aedi della poesia delle primarie. La prosa organizzativa di un partito, il suo modo di gestirsi al suo interno, rappresenta il manuale d'istruzione di come quel partito si rapporterà al suo esterno. Il modo in cui regoli la tua democrazia interna coincide col modo in cui ti relazionerai all'esterno nella competizione democratica per la ricerca del consenso. Il modo in cui scegli di fare le primarie corrisponde al modo in cui costruirai la tua offerta politica per le elezioni.
Le regole per le primarie di coalizione ci sono già: sono quelle del 2005. Qualsiasi tradimento di quel regolamento rappresenta l'ennesima manifestazione della paura dell'oligarchia del Pd. Lo sforzo da fare per ottenere che le norme siano quelle già utilizzate in passato non è tanto nell'esercizio burocratico, quanto nella cultura politica. Un orizzonte di governo condiviso che, non solo pretenda che il regolamento sia quello del 2005, ma richieda anche un massimo comune divisore (e non un minimo comune multiplo) tra i programmi e i posizionamenti in campo.
Se si scelgono le primarie per selezionare i leader, si sceglie di deporre lo scettro dell'oligarchia per cedere sovranità al popolo degli elettori, nei termini di una scelta consapevole e conseguente di costruzione di un partito capace di parlare a tutta la società italiana. In un momento di crisi della politica così drammatico, occorrono primarie con regole aperte, perché la cosa di cui abbiamo più bisogno è una nuova legittimazione. Non capire questo significa non vivere nei tempi presenti.
Forma e sostanza pari sono. E chi non le fa muovere insieme o non capisce che, per dirla con Gramsci, «ogni distinzione tra il dirigere e l'organizzare indica una deviazione e spesso un tradimento», e allora deve smetterla di fare politica, o, più semplicemente, è un furbetto.
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