lunedì 24 dicembre 2012

Agenda Monti

Un'Agenda per Natale: il regalo di Monti

Se n'è tanto parlato. Prima era un 'concetto politico'. Ora è un vero e proprio documento programmatico. Ecco i punti sui quali il professore aspetta che, dopo il centro, anche il centrosinistra gli apra la porta del (secondo) governo.

di Redazione 24/12/2012
monti-13-3"Cambiare l'Italia, riformare l'Europa". E' questo il titolo di quella che media prima, politici poi e ora direttamente "il professore" hanno ribattezzato l'Agenda Monti. Un'agenda che, se fino a qualche giorno fa era qualcosa di 'concettuale' dalla conferenza stampa dell'antivigilia di Natale in quel di Palazzo Chigi è diventato un vero e proprio documento programmatico.
Non elettorale, perché il nome del professore sulla scheda, a meno di sorprese, non ci sarà.
E così per spiegare la sua Agenda sul suo nuovo portale - www.agenda-monti.it - l'ormai ex premier parla non alla classe politica (alla quale però l'Agenda è rivolta) bensì ai "cari cittadini".
Negli ultimi mesi si è molto parlato di “Agenda Monti”. Non sono stato io a introdurre questo riferimento, ma diverse forze politiche e della società civile che hanno così inteso ispirarsi all’azione del governo, come linea di confine fra le politiche da fare – o da non fare – nei prossimi anni.
Il dibattito che ne è nato è stato incoraggiante. Non solo per il consenso piuttosto ampio che è sembrato emergerne, ma soprattutto perché, per la prima volta dopo tanto tempo, i contenuti e il metodo di governo sono tornati al centro di un dibattito politico altrimenti concentrato quasi esclusivamente su schieramenti e scontri tra personalità.
Incoraggiato da questi segnali, ho lavorato in modo più sistematico. Questo documento allegato, intitolato “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa, agenda per un impegno comune” è il frutto di questo lavoro ed è presentato come primo contributo per una riflessione aperta. Questa agenda vuole dare un’indicazione di metodo di governo e di alcuni dei principali temi da affrontare. Non è un programma di lavoro dettagliato e non vuole avere carattere esaustivo.
Chiaro l'obiettivo dell'Agenda:
Contribuire ad orientare le forze politiche nel dibattito elettorale dei prossimi mesi e a suscitare energie nuove presenti nella società civile. Sia io che tutti noi riceviamo appelli numerosi e molto diversi di gruppi, organizzazioni, associazioni e singoli che semplicemente dicono che la gente è molto arrabbiata con il mondo della politica, che talora la disgusta, ma vorrebbe potersi avvicinare ad una politica diversa.
Ed è sempre l'ex premier a spiegare come questi punti potrebbero tradursi in una (sua) leadership di governo.
A quelle forze che manifestassero un’adesione convinta e credibile, sarei pronto a dare il mio apprezzamento e incoraggiamento e, se richiesto, una guida. Questo è il modo in cui intendo rapportarmi con la fase politica che si apre adesso.

QUI IL TESTO INTEGRALE DELL'AGENDA MONTI

FUTURO. Qui c'è poco da immaginare. Mario Monti nella conferenza stampa di Palazzo Chigi è stato chiarissimo: "Io non mi schiero con nessuno personalmente, vorrei che i partiti si schierassero sulle idee, e spero che anche la nostra Agenda possa contribuire a dare più concretezza ai dibattiti".
E su una sua eventuale leadership di governo, ha spiegato: "Sarei pronto ad assumere un giorno, se venisse richiesto, le responsabilità che mi venissero affidate in Parlamento".
E a chi chiedeva se sia disponibile a valutare una candidatura a premier, il presidente del Consiglio uscente ha risposto: "A priori, verificate tantissime condizioni, sì. Che è altra cosa dal dare il nome ad altri per liberi utilizzi".
Tradotto (da Monti stesso): "Se una o più forze politiche con una credibile adesione a questa agenda, o ad una migliore, ma che anche io trovi convincente, manifestassero il proposito di candidarmi a presidente del Consiglio, valuterei la cosa. A nessuno si può impedire di fare questo e, se permette, a nessuno diverso da me tocca dare la risposta".
IL 'CENTRO' RISPONDE PRESENTE - I centristi raccolgono l'appello di Mario Monti. L'agenda del professore viene promossa da Pier Ferdinando Casini, Luca Cordero di Montezemolo, Andrea Riccardi e Lorenzo Cesa che questa mattina si sono incontrati per fare il punto dopo la presentazione del manifesto montiano. Ancora nessuna decisione è stata presa sull'assetto da scegliere per la campagna elettorale e, anzi, si sarebbe concordato di conferire proprio a Monti la scelta sulle liste, ovvero se comporne una sola o diverse alleate e federate.




 


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domenica 23 dicembre 2012

ROMA, 23 DIC - “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa” è uno slogan molto efficace che Monti ha voluto mettere in campo dimostrando di essere un liberale vero, tutt’altro che conservatore, piuttosto animato da una tensione riformatrice radicale - è quanto afferma in una nota Bruno Tabacci, leader del nascente movimento “Centro Democratico” - C’è una netta chiusura al populismo di Berlusconi e questo può far cambiare pagina al Paese. E c’è una forte apertura a Bersani per un’intesa di grande respiro. Quello che serve all’Italia. Il nuovo movimento “Centro democratico” che presenteremo con Massimo Donadi il 28 dicembre in una conferenza stampa, collocato stabilmente nel centrosinistra dopo la mia partecipazione alle primarie - prosegue Tabacci - sosterrà la candidatura di Bersani a Palazzo Chigi e cercherà di svolgere un ruolo di cerniera tra i due schieramenti non populisti che si vanno delineando. Dopo venti anni di guerre insensate sulla pelle del Paese all’insegna del bipolarismo che hanno scavato un solco proprio sul confine tra centrodestra e centrosinistra, è ora di andare oltre, verso il bipolarismo maturo. E le forze di confine, come il Centro Democratico, riformiste e radicali a loro volta, con buon senso e con cultura di governo lavoreranno a tenere vivo questo dialogo per modernizzare finalmente l’Italia”.
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Siamo buoni con la Terra!

mercoledì 19 dicembre 2012

Il Che fare di Renzi

martedì 18 dicembre 2012. Categoria: Bar Sport, Autore: Pietro Bussolati 
Il Che fare di  Renzi
Sono fermamente convinto che il risultato delle scorse elezioni primarie abbia avvicinato il Partito Democratico ai grandi partiti europei di centrosinistra; fino ad allora esistevano componenti liberali di grande spessore culturali ma con un potenziale di consenso ancora inespresso. Matteo Renzi e la sua azione politica hanno comportato due nette novità rispetto al passato.
La prima è che Matteo Renzi si è confrontato in modo aperto e senza reti di salvataggio con tutte le altre componenti del PD, rompendo un patto di sindacato che per anni ha gestito i rapporti di potere e ha gestito in modo coordinato le ultime primarie. La seconda  è che si è riusciti a rendere popolari ed elettoralmente efficaci le tesi liberaldemocratiche fino ad oggi relegate al ruolo di animatrici dei think tank del Partito Democratico.
Queste primarie hanno avuto, in qualche modo, l'effetto liberatorio che auspicava Antonio Funicello qualche mese su questa rivista: "e facciamolo questo benedetto congresso…". Oggi il PD è a pieno titolo la casa di chi crede che si possa fare buona politica anche senza finanziamenti pubblici, di chi crede che lo Stato debba essere un autorevole regolatore e non un imprenditore spendaccione e di chi crede che la redistribuzione del reddito e la creazione di pari opportunità non possano che avvenire con il coinvolgimento del terzo settore e della sussidiarietà, facendo emergere dal cono d'ombra il mondo no profit.
Occorre portare queste istanze nei circoli e nelle istituzioni,  non per rappresentare una corrente, ma perché a pieno titolo appartengono alla tradizione di un centrosinistra europeo e moderno.  Anche in Lombardia é giunto il momento per la concretezza nelle proposte amministrative: parole chiare in termini di vitalizi, trasparenza della pubblica amministrazione e politiche di riduzione del consumo del suolo devono diventare centrali nel lavoro di Umberto Ambrosoli e dei candidati alla Regione.
Per portare avanti tutto questo, l'entusiasmo degli ultimi due mesi non basta. In primo luogo occorre emozionare chi ha partecipato alla sfida delle primarie con l'obiettivo di rinnovare il congresso 2013, invitando i più volenterosi  a iscriversi. In secondo luogo dobbiamo dialogare con tutti sui contenuti, indipendentemente dal sostegno al candidato premier alle ultime primarie. Troveremo infatti sulla nostra strada  molti che condividono le nostre stesse idee e la voglia di queste istanze di cambiamento. Conserviamo lo spirito aperto che ha contraddistinto questi due mesi. Manteniamo nei comitati lo spirito battagliero che li ha contraddistinti  chiedendo però uno sforzo di apertura verso le realtà che le sono più vicine. I comitati, mutato il loro nome in uno che ne contraddistingua il carattere inclusivo e che comporti il superamento della fase delle primarie, dovranno svolgere un ruolo di importanza fondamentale verso i circoli e le strutture del Partito Democratico che hanno dimostrato, nel tempo, di tendere ad una progressiva restaurazione, la loro presenza, la voglia di partecipare, l'azione di critica costringerà il Partito a confrontarsi con un'esigenza di democrazia e libertà di pensiero che potrebbe essere un traino incessante per nuove forme di aggregazione territoriale e azione politica.
Dobbiamo oggi costruire quella casa comune della componente liberal che anima la vita politica di tutti i principali paesi europei, mantenendo in vita i comitati come stimolo e impulso all'interno del Partito Democratico. Quanto creato da Matteo Renzi é un cambiamento epocale nella vita del nostro partito e per questo deve avere la forza  per andare avanti con le proprie gambe

domenica 16 dicembre 2012

Elezioni, Tabacci incontra Bersani: Ok lista moderati in centrosinistra

«Penso sia necessario che la coalizione di centrosinistra si presenti con tutte le sue potenzialità politiche, come è già emerso in sede di elezioni primarie, che hanno espresso con indiscutibile chiarezza la leadership di Pierluigi Bersani. Sinistra e Libertà, Partito Democratico e un'area di centro democratico, con una presenza qualificata di moderati e di riformatori, possono davvero costruire una maggioranza politica in grado di dare sicurezza al Paese e di garantire gli impegni europei e internazionali». E' quanto dichiara in una nota Bruno Tabacci, leader di Italia Concreta, al termine di un incontro con il segretario del Pd, Pierluigi Bersani.
«Non c'è dubbio che in questo quadro assume un ruolo decisivo l'onorevole Giacomo Portas, parlamentare piemontese di qualità con il quale ho una solida sintonia; e che insieme si debba guardare all'evoluzione in atto nel movimento dell'Italia dei Valori che deve superare definitivamente le posizioni più oltranziste che l'hanno appiattita su Grillo - sostiene Tabacci -. In questo senso lo strappo operato dall'on. Massimo Donadi ci pare denso di significati politici e di positive convergenze».

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