lunedì 26 novembre 2012

Newsletter n. 44 - Venerdì 23 Novembre 2012

Finte primarie??? No, grazie

Risposta a Licio Rossi già operaio e sindacalista FIAT che richiedeva il voto alle primarie per Vendola

Caro Licio,  
apprezzo la tua caparbietà e la tua fede in tempi strambi in un paese strambo ove le forze politiche invece di fornire risposte alla crisi  economica e di sistema che colpiscono allo stomaco e alla testa deboli e meno deboli tendono ad autoriprodursi con giri di valzer come, a mio  avviso, sono queste primarie farlocche. Siamo in un paese ove le istanze sociali, quelle economiche ed ambientali  ma anche quelle etiche e culturali non solo non risiedono di diritto nei  luoghi decisionali della democrazia ma manco ci entrano di forza.  Non è un problema culturale ma essenzialmente politico.Gli strumenti costituzionali della politica, i partiti, e in tempo storico questi  partiti, anzichè essere vettori di queste istanze ne sono divenuti la  barriera e il tappo. Infatti a mio avviso si è giunti al fatto che non esistano più i diritti  politici di elettorato attivo e passivo e la società civile è ridivenuta  corporativa, con corporazioni fossilizzate. Se queste vicende, di impossibilità di proposta e di scelta da parte dei cittadini avvenissero in un paese periferico, se si modificasse la legge  elettorale dall’alto a 4 mesi dalle elezioni, ci sarebbe un intervento ONU  per ristabilire la democrazia. Invece nella candida Italia questo avviene  liberamente senza che alcuno protesti, anzi…  Così i partiti al governo organizzano delle primarie farlocche al solo  scopo di recuperare un consenso per la “casta” (parola che odio ma che  rende un’idea della pratica del sistema). Sistema chiuso e con pratiche di  doppia morale insopportabile ai cuori, ai cervelli delle persone libere e  finanche all’economia pubblica e privata.
Ora io sono per le primarie come sistema di selezione del personale  politico e per un recupero della rappresentanza che i partiti hanno perso  per strada. Ma sono per PRIMARIE DI DIRITTO PUBBLICO, aperte a tutti i  cittadini con convocazioni e regole per tutti, ove ognuno può proporre  candidati e che questi esibiscano credenziali, programmi per il paese,  uomini capaci, danari per la politica di certa e conosciuta provenienza.  Solo così si potrebbero proporre i candidati e scegliere davvero invece di scegliere tra le proposte delle segreterie di questi partiti in cerca di  un qualche consenso che hanno perduto.  Per fare questo occorrerebbe che i partiti completassero con apposita  legge l’art.49 della Costituzione che li riguarda. Invece niente.  Qualcuno, in Italia, ha raccolto giovani tra i diciotto e i trentacinque  anni, con un tasso alto di istruzione, forti conoscitori e praticanti dei  nuovi mezzi di comunicazione e li ha (o si sono) scagliati contro questa  politica.
Questi raccolgono ora un consenso ampio. A me non convincono e, a volte,  mi preoccupano sollecitandomi la paura delle birrerie bavaresi del secolo  scorso, ma resta il fatto. E i fatti occorre capirli anzichè nascondere la  testa sotto la sabbia proponendo giri di valzer come queste primarie che somigliano molto a un escamotage privato per loro medesimi e ad un  sondaggio interno di partito che non sa più che fare.  Insomma io, volentieri, non parteciperò a queste primarie di coalizioni  che ancora non si sa come siano, e son certo che il consenso recuperato  non sarà molto. Forse recupererà Monti…..  Vendola (mi piace ancora chiamarli per cognome) non parla di questa democrazia strozzata, ma garantisce che la democrazia sarà lui a  garantirla, insieme ai diritti dei più deboli….è una presunzione che conosciamo bene. Troppo bene.  Un abbraccio!
                                                                                                                           Dino Barrera
   
 
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venerdì 23 novembre 2012

Newsletter n. 44 - Venerdì 23 Novembre 2012

Finte primarie??? No, grazie

Risposta a Licio Rossi già operaio e sindacalista FIAT che richiedeva il voto alle primarie per Vendola

Caro Licio,  
apprezzo la tua caparbietà e la tua fede in tempi strambi in un paese strambo ove le forze politiche invece di fornire risposte alla crisi  economica e di sistema che colpiscono allo stomaco e alla testa deboli e meno deboli tendono ad autoriprodursi con giri di valzer come, a mio  avviso, sono queste primarie farlocche. Siamo in un paese ove le istanze sociali, quelle economiche ed ambientali  ma anche quelle etiche e culturali non solo non risiedono di diritto nei  luoghi decisionali della democrazia ma manco ci entrano di forza.  Non è un problema culturale ma essenzialmente politico.Gli strumenti costituzionali della politica, i partiti, e in tempo storico questi  partiti, anzichè essere vettori di queste istanze ne sono divenuti la  barriera e il tappo. Infatti a mio avviso si è giunti al fatto che non esistano più i diritti  politici di elettorato attivo e passivo e la società civile è ridivenuta  corporativa, con corporazioni fossilizzate. Se queste vicende, di impossibilità di proposta e di scelta da parte dei cittadini avvenissero in un paese periferico, se si modificasse la legge  elettorale dall’alto a 4 mesi dalle elezioni, ci sarebbe un intervento ONU  per ristabilire la democrazia. Invece nella candida Italia questo avviene  liberamente senza che alcuno protesti, anzi…  Così i partiti al governo organizzano delle primarie farlocche al solo  scopo di recuperare un consenso per la “casta” (parola che odio ma che  rende un’idea della pratica del sistema). Sistema chiuso e con pratiche di  doppia morale insopportabile ai cuori, ai cervelli delle persone libere e  finanche all’economia pubblica e privata.
Ora io sono per le primarie come sistema di selezione del personale  politico e per un recupero della rappresentanza che i partiti hanno perso  per strada. Ma sono per PRIMARIE DI DIRITTO PUBBLICO, aperte a tutti i  cittadini con convocazioni e regole per tutti, ove ognuno può proporre  candidati e che questi esibiscano credenziali, programmi per il paese,  uomini capaci, danari per la politica di certa e conosciuta provenienza.  Solo così si potrebbero proporre i candidati e scegliere davvero invece di scegliere tra le proposte delle segreterie di questi partiti in cerca di  un qualche consenso che hanno perduto.  Per fare questo occorrerebbe che i partiti completassero con apposita  legge l’art.49 della Costituzione che li riguarda. Invece niente.  Qualcuno, in Italia, ha raccolto giovani tra i diciotto e i trentacinque  anni, con un tasso alto di istruzione, forti conoscitori e praticanti dei  nuovi mezzi di comunicazione e li ha (o si sono) scagliati contro questa  politica.
Questi raccolgono ora un consenso ampio. A me non convincono e, a volte,  mi preoccupano sollecitandomi la paura delle birrerie bavaresi del secolo  scorso, ma resta il fatto. E i fatti occorre capirli anzichè nascondere la  testa sotto la sabbia proponendo giri di valzer come queste primarie che somigliano molto a un escamotage privato per loro medesimi e ad un  sondaggio interno di partito che non sa più che fare.  Insomma io, volentieri, non parteciperò a queste primarie di coalizioni  che ancora non si sa come siano, e son certo che il consenso recuperato  non sarà molto. Forse recupererà Monti…..  Vendola (mi piace ancora chiamarli per cognome) non parla di questa democrazia strozzata, ma garantisce che la democrazia sarà lui a  garantirla, insieme ai diritti dei più deboli….è una presunzione che conosciamo bene. Troppo bene.  Un abbraccio!
                                                                                                                           Dino Barrera
   

giovedì 22 novembre 2012

Primarie, Rutelli: «ApI a sostegno di Tabacci»

A pochi giorni dal voto per le Primarie del centrosinistra, vorrei invitare aderenti e simpatizzanti di Alleanza per l'Italia ad impegnarsi al fianco di Bruno Tabacci, a votare e a far votare per Bruno. I motivi sono trasparenti e convincenti. ApI ha democraticamente deciso, con l'Assemblea Nazionale di Maratea, di sostenere questa sfida; ha collaborato in modo attivo e decisivo nella raccolta delle firme; si sta mobilitando con le sue migliori energie.
La candidatura Tabacci ha conquistato crescente autorevolezza e nuove simpatie nel giro di poche settimane. Vorrei sottolineare due motivazioni di fondo
 
1. Bruno si è preso una responsabilità personale, come sempre avviene in sfide elettorali. E questi tempi difficili richiedono sia le scelte personali (mentre troppi attendono, si nascondono o mantengono posizioni ambigue!), sia la condivisione leale, nei territori e a Roma, da parte di gruppi di persone convinte e decise. Il disegno politico che ha mosso ApI dal suo inizio è semplice: concorrere a creare un soggetto più grande, nel Centro democratico e riformatore. Per riuscirvi, anche in vista delle elezioni, è necessario un buon risultato di Tabacci; successivamente, vi saranno le condizioni per iniziative nuove e convergenze più larghe
 
2. i contenuti sono importantissimi, poiché nel centrosinistra le posizioni serie sono minacciate da altre meno serie: sconfessione del salvataggio operato da Monti, rincorse demagogiche, ritorni di sinistra arcaica... Si tratta di non cadere in alleanze squilibrate e, soprattutto, non in grado di governare. Mentre cresce la spinta dei populismi di destra e sinistra (plebiscitari, antieuropei, secessionisti, ultra-personali, massimalisti e chi più ne ha più ne metta), noi crediamo invece sia possibile unire moderati e riformisti, accelerare il cammino delle riforme, affermare onestà e spirito di servizio, unire le forze migliori e realtà nuove del paese, dare risposte di crescita e lavoro per uscire dal buio della crisi
 
Il voto di domenica 25 è una tappa importante, ed è per questo che ti chiediamo di dare una mano concreta a Bruno Tabacci.
Grazie! 
 
Con un cordiale saluto

mercoledì 21 novembre 2012

venerdì 16 novembre 2012

Tabacci: sono più avanti di Renzi

Il partito cattolico è proprio finito ma le idee cattoliche no
 di Goffredo Pistelli  

Se gli riferite la malignità che si dice in giro sulla sua partecipazione alla primarie del centrosinistra e cioè d'essere lì a tenere bordone a Pier Luigi Bersani, interccettando il consenso cattolico e moderato che potrebbe finire a Matteo Renzi, lui ci ride sopra. O meglio ci sorride, perché Bruno Tabacci, 66 anni, una lunga traversata politica nella Dc della Base, la sinistra interna, fino al vertice del Pirellone a cavallo degli anni '90, è uomo d'una pacatezza ormai fuori mercato. «Guardi, considero Bersani un uomo solido», risponde, «lui viene dal Piacentino, io dal Mantovano, la sua Bettola è simile alla mia Quistello e quindi chi dice che io sia lì fargli un favore, offenderebbe.
Ma io sono lì per una storia diversa».
Domnda: E qual è, onorevole?
Risposta: La storia dei cattolicidemocratici, che sto cercando di portare in una sintesi più ampia, proprio come ho fatto a Milano, partecipando alla giunta di Giuliano Pisapia. Le questioni interne, il sospetto che io possa servire a ostacolare uno dei contendenti, non mi interessa davvero.
D: Insomma, un percorso coerente con i suoi ultimi tentativi, con la Rosa Bianca, con Alleanza per l'Italia...
R: Sono nomi e sigle della seconda repubblica, tentativi, che stanno in una stessa logica: dare una rappresentazione centrale o centrista al Paese dopo la morte della Dc. Io ed altri siamo stati interpreti di una rabdomanzia romantica e critica, nella ricerca della posizione più giusta e corretta. Ho messo in connessione spiriti critici.
D: Significa che in queste primarie, ci sta da candidato di bandiera. Per partecipare, più che per vincere...
R: È chiaro che non ho un apparato. Se queste primarie fossero davvero un moto libero di popolo, senza mediazione degli apparati, ché ci sono strutture di partito ancora consistenti in campo, allora le cosa sarebbero potute andare in modo differente. Però un attimo...
D: Prego, onorevole...
R: Testimonio una posizione che ha una marginalità organizzativa ma che è centrale nelle idee e nella proposta politica: se non c'è equilibrio al centro, la sinistra non va da nessuna parte. Anzi non va al governo.
D: Ma per far questo non sarebbe stato meglio, allora, stare con Renzi?
R: Il sindaco di Firenze è un giovane interessante che però, secondo me, dovrebbe legare le proprie aspirazioni a una profondità di pensiero più rilevante e un'idea meno americana della politica.
D: Non salva niente di Renzi?
R: Glielo ho detto: è un giovane interessante. È una speranza per il futuro, ma fossi in lui mi radicherei di più. Perché non può dirmi che bastano 10 ministri a governare l'Italia, quando a Milano ci sono 12 assessori. E dirmi che dobbiamo farlo perché lo chiede la gente. Abbiamo bisogno di rottamare i ladri e gli imbecilli, se no diventa tutto una macchietta.
D: E sbaglia pure sui costi della politica, il Rottamatore?
R: Guardi, sono più avanti io.
D. In che senso?
R: Ho presentato provvedimenti formali, da parlamentare: non son stato lì ad aspettare Beppe Grillo: nel 2007, ho scritto un libro con Sergio Rizzo in cui denunciavo tutto questo. Nell'ultimo, intitolato Pensiero libero, ho denunciato che i partiti nel 2008 hanno giustificato spese elettorali per 156 milioni, ricevendone a rimborso 536. Ho affermato, non da ora, che i parlamentari devono scendere a 200 e sono da sempre per l'abolizione delle province.
D: Rivendica una primogeniture quindi in un campo, quello dei tagli ai costi della politica, che oggi è affollato...
R: Semplicemente non mi considero un politico occasionale. Ho le mie idee e non le professo per accontentare qualcuno: ho applicato un metodo e una cultura democristiani.
D: Onorevole, chiunque vinca queste primarie, governerà l'Italia, è quasi certo. Che cosa avrà da fare appena arrivato a Palazzo Chigi?
R: Riprendere il metodo della competenze affermato dal professor Mario Monti, con la regione di Giorgio Napolitano e che ha ripreso l'Italia da un buco nero verso cui stava scivolando.
D: Abbiamo rischiato, dice?
R: Vorrei ricordare che, allora, non c'erano più i soldi per pagare gli stipendi della pubblica amministrazione.
D: Quindi, avanti con l'agenda Monti?
R: Quindi occorre quel metodo della serietà e della consapevolezza, di stretta connessione fra diritti e doveri. È stata una svolta: chi governerà deve fare in modo che non sia reversibile.
D: Nel concreto?
R: Manutenere le riforme strutturali e continuare a fare le altre. Quello che avremmo dovuto fare dal momento dell'arrivo dell'euro e non abbiamo fatto.
D: Monti, lei dice. Ma nella Carta di intenti del centrosinistra, riferimenti a questa esperienza non ce ne sono...
R. E infatti io l'ho contestato pubblicamente a Bersani: c'era una foglia di fico che consisteva nel non farne il nome: io non ho foglie di fico e il suo nome lo faccio.
D: Lunedì, al confronto con gli altri candidati, ha detto che lo vorrebbe al Quirinale.
R: Certamente. Sarebbe la garanzia che quel metodo rimane e sarebbe un grande messaggio all'Europa e alla comunità internazionale che guarda a lui.
D: Sarebbe così importante?
R: Assolutamente. I leader che cercavano di fuggire la foto di gruppo con Silvio Berlusconi, fanno a gara, nei summit, a stringere la mano a Monti in favore di obiettivo.
D: C'è chi Monti lo vuole in campo e sono quelli che stanno aggregandosi al centro, da Pier Ferdinando Casini a Luca di Montezemolo, a Oscar Giannino, ai cattolici di Todi.
R: Monti ha già detto di no a chi lo voleva tirare per la giacca. E sono convinto che non tornerà alla Bocconi.
D: Ma lei, onorevole, questo raggruppamento centrista non lo teme? Ci sono persino la Cisl e le Acli.
R: Guardi il collateralismo è finito da anni. Oggi quei dirigenti ritengono di dare legittimamente un contributo. Ne sono personalmente lieto, ma gli iscritti a quei sindacati e a quei movimenti da tempo non votano secondo le pulsioni dei vertici. Il «contrordine compagni» non vale più, né si può chiedere a momenti come quello dei convegni di Todi di riprodurre la Cisl di Bruno Storti o la Confcommerico di Giuseppe Orlando. Lo ha capito bene Santa Romana Chiesa, i cui cardinali sanno che non si può trascinare all'impegno politico nessuno e hanno giudicato positivamente che certa sensibilità politica fosse presente ovunque.
D: Che cosa farà dopo le primarie: accetterà premi di consolazione, com'è sempre accaduto per i perdenti?
R: (Ride) Sono stato chiamato a fare l'assessore al Bilancio a Milano e non ho bisogno di consolarmi né di completare il curriculum: ero presidente di Regione a 40 anni.
D: Renziano antemarcia...
R: Ho cominciato a far politica prestissimo, solo che non volevo rottamare Aldo Moro o Amintore Fanfani, anche se si potrebbe obiettare che non ce ne siano in giro più...
R: Da presidente regionale ebbe anche qualche dispiacere: fu indagato per finanziamento illegale della Dc lombarda...
D: Sì. Mi dimisi subito ed ebbi ragione in tribunale cinque anni dopo: ero innocente. Però nel frattempo avevo pagato con anni di lontananza dalla politica perché nel frattempo c'erano state le elezioni del 1994 e quelle del 1996. Lo ricordo perché oggi l'avviso di garanzia è diventato un titolo di merito e per la non candidabilità in Parlamento, c'è chi arriva a proporre che occorra una sentenza di condanna passata in giudicato. Assurdo.

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