venerdì 17 dicembre 2010

Nuovo polo, Vernetti: «Porte aperte a liberali e popolari di Pd e Pdl»
Giovedì 16 Dicembre 2010 17:53
«Con l’avvio della collaborazione dei gruppi parlamentari di Fli, Udc e ApI – dichiara l’on. Gianni Vernetti - si apre una nuova fase della politica italiana. Il Nuovo polo che sta nascendo è la risposta liberale e popolare a un bipolarismo in forte crisi. L’Italia merita di meglio  - continua l’esponete di Alleanza per l’Italia – del continuo scontro tra il populismo di Bossi e Berlusconi da un parte e a un partito Democratico sempre più confinato nello spazio politico della sinistra tradizionale e spesso alla rincorsa del giustizialismo di Di Pietro. E ora necessario unire le migliori energie del Paese e le porte del nuovo Polo sono aperte a tutti quei liberali e popolari che sono oggi a disagio nel Pd e nel Pdl e che vogliono impegnarsi – conclude Vernetti - in una nuova stagione di riforme per far ripartire il Paese».

giovedì 16 dicembre 2010

LETTERA APERTA A TUTTI I LEEDER DEL POLO DELLA NAZIONE





La notizia della formalizzazione del nuovo polo ci ha colto in un momemto di demoralizzazione per l'esito del vuoto di  sfiducia sul governo.
E' stato come una scossa elettrica che ci ha ridato quella convinzione e fiducia che ci permise di aderire ad Alleanza per l'Italia. Finalmente avete effettuato l'unica vera azione politica che creerà le condizioni per la realizzazione di un programma politico :credibile,attuabile conndiviso.

Se sarete saldi nel mantenere i principi enunciati;se non cederete agli egoismi personali ed alle lusinghe; se vi batterete uniti per il bene ,Supremo, del nostro Paese,diventeremo, ben presto , il punto di riferimento della maggioranza di questa nostra meravigliosa Italia.

Non  fatevi intimorire dagli attacchi di chi oggi vi oltraggia o da chi ambiguamente vi lusinga.
Avete intrapreso la strada giusta e ci farà uscire da questo pantano politico ,gestito dai peggiori personalismi,dai piùsfrenati egoismi  ed ambiguità.
Non  demoralizzatevi se qualcuno si perde per strada;non curatevi degli incerti;non abbiate fretta : la strada intrepresa è quella giusta. E' quello che aspettavano . Siamo con voi  FATECI  SOGNARE.

Francesco Giannattasio cordinatore prv. Alessandria

 


martedì 14 dicembre 2010

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venerdì 10 dicembre 2010

Governo, Tabacci: «Non ci sarà un Berlusconi bis»

«Berlusconi non si dimetterà prima della discussione delle mozioni di sfiducia. Vuol trascinare il Parlamento allo scontro finale, avvelenare il clima e acuire in modo irresponsabile la divisione del Paese. Ma nonostante la campagna acquisti sarà di fatto sfiduciato. E un presidente del consiglio sfiduciato non potrà essere incaricato di formare un nuovo governo. Quindi non ci sarà un Berlusconi bis. La sua parabola volge al termine». Lo ha detto Bruno Tabacci, deputato dell'Api, intervenendo a Viterbo a un convegno su politica ed economia tenuto nella sede di Confindustria. «A lui, al Cavaliere - ha detto ancora - pare che basti ottenere qualche voto di passaggio in più. Ad un presidente del consiglio che fu eletto con una maggioranza senza precedenti, come quella del 2008, non dovrebbe bastare, perché in politica, comunque vada, le sottrazioni e le addizioni pesano sempre. Chi perde circa cento voti è sfiduciato nei fatti». L’esponente di Alleanza per l’Italia ha poi continuato ricordando come «anche se la data del 14 dicembre coincide con quella che nel 1938 vide la Camera dei Deputati trasformarsi in camera dei fasci e delle corporazioni, sarà comunque un giorno importante per la democrazia e per il Parlamento italiano, in quanto i senatori e i deputati chiederanno al governo a porre fine al lungo periodo di sostanziale e irresponsabile inattività. E segnerà l'inizio del lavacro etico-morale che tanto serve al Paese». «A ben guardare - ha aggiunto Tabacci - le mozioni di sfiducia presentate in parlamento rappresentano uno scatto di carattere che tutti aspettano perché il paese torni nei ranghi del rigore che la crisi impone, della correttezza e della trasparenza. Uno scatto imposto all'Italia anche dagli impegni internazionali». A chi gli fa notare che Berlusconi ha più volte sostenuto di aver rinnovato la politica italiana, tanto che si è paragonato ad Alcide De Gasperi, Tabacci ha risposto: «Nel 1953, quando rassegnò le dimissioni da capo del governo, De Gasperi disse: “Il Vangelo ci ricorda che siamo tutti servi inutili”. Il cavaliere ha smesso di richiamarsi a De Gasperi. Forse qualcuno deve avergli raccontato l'episodio».
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giovedì 9 dicembre 2010

Enrico Boselli aderisce ad Allenza per l'Italia
Giovedì 09 Dicembre 2010 14:37
Il socialista Enrico Boselli aderisce ad Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli, dove assumerà il ruolo di vicepresidente, per favorire lo sviluppo del terzo polo con Udc e Fli. «Constatato il fallimento del bipolarismo - ha detto Rutelli, nel corso di una conferenza stampa in cui è stato presentato anche il nuovo simbolo - Api è impegnata nella costruzione del terzo polo, che al momento non sarà un partito unico, ma la raccolta di tre forze principali Api, Udc e e Fli più altri soggetti come Mpa e Liberaldemocratici». Api, ha detto ancora Rutelli, «non sta facendo campagna acquisti in Parlamento, ma trova adesioni sul territorio di dirigenti politici, come Boselli, e di eletti negli enti locali».
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Finanziaria, Bruno: «Senza slancio e ambizione, non guarda allo sviluppo»
Martedì 07 Dicembre 2010 16:40
Una legge di stabilità «senza slancio, senza nessuna sfida, senza ambizione e visione», che «finisce per non appassionare nessuno nella sua insignificanza e nel suo grigiore”. Lo ha detto il senatore di Alleanza per l’Italia, Franco Bruno, nel suo intervento al Senato sulla Finanziaria, sottolineando come il provvedimento non sia utile al Paese e come il Governo abbia «abbandonato da tempo la scelta dello sviluppo». «Nella legge di stabilità – ha affermato l’esponente di ApI – la spesa strutturale aumenta, mentre le risorse sono aleatorie o sono ancora una volta risorse cosiddette una tantum”, come il caso dei proventi sul digitale: «Parliamo di qualche miliardo di euro che preludono –sottolinea Bruno – a un peggioramento dell'indebitamento strutturale del Paese».
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