domenica 24 febbraio 2013

SE SI VUOLE CAPIRE VERI VINCITORI (E NON)
delle Politiche, vediamo i risultati delle ultime, del 2008. Certamente ci sono nuovi attori con peso dirompente (grillini) e soggetti e coalizioni diverse. Ma il confronto dei numeri aiuterà. Vediamo:
PdL 13.629.464.
PD 12.095.306.
Lega 3.024.543.
UdC 2.050.229.
IdV (oggi con Ingroia) 1.594.024.
Sin Arc (oggi in parte con Vendola) 1.124.298.
In percentuale, queste liste avevano raccolto circa il 92% dei voti. Difficile vincere, e soprattutto governare, con meno voti popolari rispetto a 5 anni fa. Se ho detto, da tempo, che considero inevitabile una larga coalizione - e, dunque, la sconfessione di tutti gli slogan elettorali - e' perché nessuno prenderà consensi sufficienti, anche a causa di una campagna elettorale deprimente e con pochissime idee. I seggi conquistati sono fondamentali, ovviamente, ma non saranno sufficienti, rappresentando una parte minoritaria del popolo, in vista dei tempi duri e delle decisioni difficili da

Si teme un'ondata di cambi di casacca

Sta tramontando un sistema, non un partito o una maggioranza. Le urne diranno se la governabilità verrà garantita, e chi e in che modo guiderà il Paese. Ma non c'è dubbio che avesse ragione Casini quando - alla vigilia della campagna elettorale - confidò come questo sarebbe stato «comunque l'ultimo giro per tutti». «È finita un'epoca», disse il leader centrista: «Una generazione arriva al capolinea».

È «finita un'epoca», ma siccome l'altra deve ancora iniziare, forse (forse) toccherà agli epigoni della Seconda Repubblica gestire la fase di transizione. È chiaro però che - più o meno rapidamente - cambieranno il volto e i volti della politica, che ci sarà un processo di scomposizione e ricomposizione delle forze in campo. E se così stanno le cose, il passaggio sarà traumatico, aprirà profonde faglie nelle coalizioni che si sono presentate alle elezioni, dando corso a vere e proprie transumanze in Parlamento.

Al termine della prossima legislatura, insomma, la geografia del potere non sarà più la stessa, sebbene Bersani sia convinto che il centrosinistra non verrà toccato dal terremoto, «resterà stabile al contrario delle altre coalizioni». Più che una certezza, la sua è una scommessa, avvalorata dalla fragilità degli schieramenti avversi. C'è l'idea che il fronte montiano, «un taxi più che una alleanza» secondo il segretario del Pd, si sbriciolerà, e che una parte dei suoi componenti tornerà verso l'area dei Democratici, da cui è partita.

Certo, un risultato modesto del Professore potrebbe avviare una diaspora per certi versi già iniziata, se già oggi i centristi accusano sottovoce Monti di averli cannibalizzati, e se i montiani denunciano i centristi di far campagna solo per se stessi, elevando a prova un sms diffuso da Cesa, e in cui c'è scritto: «Mobilitiamoci tutti per voto Udc alla Camera». Sembrano scene da un divorzio di un'alleanza che pure si era proposta (e formalmente si propone ancora) di diventare un magnete per attirare pezzi del mondo berlusconiano in uscita dal Pdl.

In effetti anche per il Cavaliere è suonata la campana, e per quanto abbia militarizzato le liste, in caso di sconfitta farebbe fatica a tenere unite le truppe. Se poi Grillo dovesse superarlo nelle urne, il declino potrebbe essere anche brusco oltre che rovinoso, e difficilmente manterrebbe la presa sui propri gruppi parlamentari oltre che sugli alleati. Già ma verso quali lidi si dirigerebbe questa carovana? Perché Alfano - che continua a confidare nel successo - sottolinea come Monti abbia «perso la sua forza attrattiva»: «Non solo la vis del Professore è finita, ma molti di quelli che sono andati con lui si sono già pentiti». E tra le rovine di un centrodestra comunque da ricostruire, stare in una forza del 20% sarebbe ben diverso che migrare verso un accampamento in disarmo, se così andasse davvero il voto.

Le elezioni non si sono ancora tenute e già si discute delle future transumanze, quasi che il terremoto preannunciasse il cambio di era geologica. Ma è possibile che da un simile cataclisma il Pd possa restare immune? C'è un motivo quindi se Alfano punta il dito contro «lo scouting» che Bersani intende fare tra i grillini: «È un inglesismo dietro cui si cela un tentativo di calciomercato per garantirsi i numeri», qualora dovessero vincere. Si tratterebbe di un'«opa ostile» verso M5S, che non è detto abbia successo, oppure sarebbe «il tentativo di applicare nel Parlamento nazionale il metodo Crocetta», il governatore che in Sicilia «è dovuto scendere a patti con i Cinque Stelle per farsi approvare dall'Assemblea regionale il bilancio»: in entrambi i casi, secondo il segretario del Pdl, «è una manifestazione di debolezza».

Sta tramontando un sistema, non un partito o una maggioranza. Quanto difficile sarà il processo, lo fece capire Napolitano a Washington, parlando del suo «ultimo compito» prima di passar la mano. Si prospetta un periodo difficile, fin dall'inizio della legislatura. E i timori di una lunga gestazione per la nascita dell'esecutivo sono vissuti come il minore dei problemi, quasi si volesse esorcizzare il vero rischio, e cioè che i numeri delle future Camere non siano componibili, e che nemmeno la pronosticata alleanza tra Bersani e Monti abbia la maggioranza al Senato.

È un'ipotesi che nel Pd quotano «al dieci percento», e che viene vissuta come un incubo, perché «a quel punto - come spiega un autorevole dirigente democratico - tornare al voto sarebbe un suicidio, ma anche dar vita a una grande coalizione con il Pdl sarebbe un suicidio». Ecco il fantasma che il leader dei democrat vuole scacciare prima delle urne: «Sarà impossibile un accordo con la destra». Commento di Casini: «Consiglierei a Bersani maggior prudenza». E Grillo è lì che aspetta, dentro e fuori il Parlamento.
Francesco Verderami

sabato 23 febbraio 2013

Care amiche, cari amici,
Alleanza per I'Italia ha deciso di non presentare proprie liste alle elezioni. Tra quanti hanno aderito negli ultimi anni al nostro movimento politico, dunque, ciascuno decide secondo coscienza. Scrivo per fornire qualche elemento di giudizio, coerente con le decisioni che abbiamo preso, in modo trasparente, negli ultimi tre anni, e con la delibera del Consiglio Nazionale di ApI  del 25 gennaio (pubblicata su www.alleanzaperlitalia.it).
  1. Abbiamo contribuito a superare il bipolarismo guerriero; a far cadere il governo Berlusconi e insediare il governo Monti. Non è però riuscito il proposito di trasformare il Terzo Polo in un vero nuovo partito, con nuova leadership. Anche la coalizione Monti, che avrebbe potuto rappresentare questa idea, non è politicamente unita, né solida come molti avrebbero sperato.
  2. Abbiamo detto: mai più coalizioni incoerenti. Nel 2006 il centrosinistra ha vinto, ma si è frantumato a causa dei massimalisti e degli opportunisti; dal 2008, dopo aver perso le elezioni, ha fatto i conti con l'oltranzismo dipietrista. Oggi, la coalizione guidata da Bersani potrebbe prevalere, ma raccogliendo gli stessi voti di quando ha perso - se non meno - ed avendo alleati di sinistra altrettanto incoerenti. Non ce la faranno assolutamente piccole sigle-partito eterogenee a dare risposte credibili a questi problemi.
  3. Abbiamo proposto a Bersani e Monti di allearsi, con chiarezza, prima del voto. Molti italiani lo avrebbero apprezzato. Questa mancanza di chiarezza ridurrà invece i consensi per entrambi, e la prospettiva di dover fare accordi post-elezioni (che contraddicano tutto ciò che si è detto prima delle elezioni) gonfierà ancora di più i consensi anti-politica per i grillini.
  4. Abbiamo lanciato ai leader in lizza un progetto molto serio e concreto per creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro attraverso la Green Economy (tutti i dati sono pubblicati sul sito di ApI). Ma le idee per cambiare corso alla politica economica e innovare per creare nuova e sana occupazione non hanno avuto spazio in questa campagna elettorale politicante e povera di idee. Anche questo toglie speranze agli elettori, e gonfia le vele del grillismo e del voto populista.
  5. Io non mi sono candidato, esattamente per queste ragioni, prendendo un periodo "sabbatico" rispetto alla presenza nel Parlamento. So che ci sono alcune persone perbene nelle liste che possono meritare fiducia. Ma noi abbiamo costituito un movimento politico, Alleanza per l'Italia, con dei precisi obiettivi. E proseguiremo, li porteremo avanti con determinazione e, spero, ampia partecipazione.
  6. I nostri obiettivi: un periodo di convergenza nazionale per realizzare le riforme indispensabili. Economiche (equilibrio dei conti, ma anche ripresa economica, sviluppo, lavoro) e di 'mutamento di scenario' (l'economia verde e sostenibile, che può essere rivoluzionaria). Istituzionali (legge elettorale - noi siamo per quella tedesca -, taglio dei costi delle istituzioni e della politica, fine della follia federalista/devoluzionista, una Costituente per riformare la II parte della Costituzione).
  7. Siamo e saremo protagonisti riformatori anche in Europa. Con il Partito Democratico Europeo (che co-presiedo assieme a François Bayrou) e in vista delle elezioni del 2014, nelle quali saremo presenti con una lista pro-europea, democratico-liberale e ambientalista. Ne va del futuro dei nostri figli e della stessa idea europea.
  8. Abbiamo lanciato le nuove adesioni ad ApI, perché intendiamo tenere il Congresso nazionale, unire le forze, far emergere nuove personalità, valorizzare molti giovani che credono in una politica dinamica, onesta, concreta, innovatrice. Abbiamo una nuova sede in Roma, Via di Campo Marzio, 46, ed è possibile aderire subito (scrivendo a info@alleanzaperlitalia.it).

Grazie per la Tua attenzione. Con un cordiale saluto,

Francesco Rutelli

giovedì 21 febbraio 2013

Mi chiedo quale sia la vostra credibilità visto che  avete contribuito, e non poco, alle condizioni in cui  ci troviamo . E' dura pensare che ,improvvisamente, sareste capace di diventare statisti e sopratutto onesti. Bersani ripete continuamente di voler limitare la circolazione del contante  appare , sopratutto, come mezzo per tenere sotto controllo i cittadini e non servirà a niente nella lotta all'evasione.  I veri evasori li conoscete benissimo ma è tanto facile prendersela con i poveri cristi. Come potete chiedere  di rivotarvi dopo ache avete fatto appprovare norme incivili che hanno indotto al suicidio. Mi chiedo dove vivete. Sono stato tesoriete del PD , nella mia zona contribuii all'unione della margherita con il pds, sono dovuto scappare dalla disperazione

martedì 19 febbraio 2013

Elezioni, ApI: Necessaria alleanza Pd-Monti

Alleanza per L'Italia "non puo' dare il suo appoggio politico a liste eterogenee, non in grado di conseguire risultati apprezzabili". Cosi', avendo deciso di non partecipare alle prossime elezioni direttamente con proprie liste "riproporra' davanti agli elettori la necessita' di un'alleanza di governo tra PD e area Monti". E' quanto ha stabilito il Consiglio nazionale del partito guidato da Francesco Rutelli. "Nel caso che neppure tale possibile alleanza consegua una maggioranza parlamentare autosufficiente, proporra' la necessita' di un nuovo 'Governo del Presidente', con larga base parlamentare, raccolta su un preciso programma di governo dell'economia, e per realizzare entro due anni le indispensabili riforme istituzionali ed elettorale". Api, poi, da' "piena conferma della partecipazione di Alleanza per l'Italia al Partito Democratico Europeo" e della "preparazione dell'impegno diretto nelle Elezioni 2014 per il rinnovo del Parlamento Europeo".
Nel documento conclusivo messo a punto al termine della riunione, Api conferma la validita' delle delibere assunte dal movimento nei tre anni di attivita' politica, a partire dal Manifesto per il Cambiamento e il Buongoverno e sino alle delibere del Consiglio Nazionale del 12 luglio e dell'Assemblea Nazionale del 14 settembre 2012. Delibere hanno condizionato il via libera alla partecipazione nelle Primarie del centrosinistra (a sostegno della candidatura Tabacci) "alla costruzione di un programma di governo credibile e serio, in continuita' con l'azione di risanamento promossa dal governo Monti e coerente con la sua strategia di integrazione politica ed economica europea; alla formazione di una maggioranza adeguata alle sfide difficilissime che il Paese deve affrontare per assicurare il ritorno alla crescita economica, l'equilibrio della finanza pubblica e il pieno mantenimento degli impegni assunti a livello europeo ed internazionale; una svolta politica, un Patto di Legislatura tra la migliore politica e i piu' qualificati servitori dello Stato provenienti dalla societa'". Si indicava con chiarezza che "alla nostra fiducia al Governo Monti non potra' far seguito un ritorno al passato". Si riaffermava che "dopo il bipolarismo muscolare, l'Italia ha bisogno di coalizioni credibili e coerenti".
 
"L'unico modo possibile per realizzare questi obiettivi - sostiene Alleanza per l'Italia - risiederebbe in un accordo politico-programmatico di legislatura tra il Partito Democratico e la coalizione formata da Mario Monti. Ma tale accordo non c'e': il PD, pur protagonista di un apprezzabile processo democratico attraverso la partecipazione popolare alle Primarie, ha confermato un'alleanza prioritaria con SEL, ovvero con un partito la cui piattaforma politico-culturale e' esplicitamente antagonista rispetto ad un accordo tra riformisti e forze democratico-liberali e moderate. La coalizione di Monti, pur segnando significative novita', non ha avuto la forza di costituirsi in forza politica unitaria, lasciando differenze irrisolte al suo interno. Sia il PD, sia Monti, non sono in grado di prendere davanti agli elettori l'impegno ad allearsi tra loro. Lo scenario politico puo' produrre uno scenario parlamentare in cui nessuna coalizione possa disporre della maggioranza nei due rami del Parlamento". "Ancora di piu': il perdurare di una crisi economica assai grave - in termini di disoccupazione, caduta della produzione industriale, elevatissima pressione fiscale, debolezza degli investimenti pubblici e privati - fara' del 2013 un ulteriore anno di recessione ad alta criticita' sociale. Occorrera' eleggere un Presidente della Repubblica sostenuto dal piu' ampio schieramento democratico; e dar vita a una maggioranza di governo che sia abbastanza larga da poter sostenere riforme senz'altro difficili, ed abbastanza coerente perche' tali politiche riformatrici siano incisive ed efficaci. Non e' facile che questi obiettivi siano raggiunti". Nella campagna elettorale, "si profila la netta prevalenza della propaganda sulla verita', e della propaganda negativa sulla progettualita'. Le contrapposizioni pubbliche non potranno che rendere piu' difficile la composizione di future, credibili alleanze".
 
Il Consiglio Nazionale da' poi "mandato al Presidente Nazionale di stabilire, d'intesa con i responsabili regionali, le opportune iniziative ed intese per appoggiare, in ciascuna Circoscrizione elettorale per la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, le liste e i candidati che meglio rispondano a tali esigenze ed obiettivi politici, nell'interesse generale del paese.
 
Api si preparara poi a correre alle prossime Regionali liste nelle elezioni amministrative del prossimo maggio-giugno con candidati promossi e appoggiati da ApI e lavora alla presentazione entro la prima decade di febbraio del 'Programma per la creazione di nuovi posti di lavoro e di nuove imprese attraverso le politiche, gli incentivi, la regolazione e gli investimenti legati alla Green Economy' "In una campagna elettorale che si presenta molto rivolta alle polemiche sul passato, e poco ai progetti per il futuro, tale programma verra' presentato pubblicamente per verificare davanti al corpo elettorale quali forze siano capaci di assumerlo come un impegno preciso e strategico".

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