ercoledì 06 Ottobre 2010 15:34
«È evidente a tutti che una destra comandata dalla Lega e una
sinistra egemonizzata da Di Pietro lasciano uno spazio enorme. Uno
spazio enorme nel quale milioni di persone non andrebbero a votare».
Questo uno dei passaggi di Francesco Rutelli durante la puntata di
“Porta a Porta”. Il leader dell'Api ha poi aggiunto, rivolto ad Ignazio La Russa,
coordinatore Pdl, anche lui presente in trasmissione: «Avete vinto le
elezioni e avete la più grande maggioranza della storia quindi non
potete parlare ogni giorno di andare al voto. Avete il dovere di
governare: fatelo».
Sulla legge elettorale Rutelli ha poi sottolineato. «Una nuova legge
elettorale dovrebbe restituire al cittadino la possibilità di scegliere
chi eleggere. E abolire il premio di maggioranza che non c'è in alcun
paese al mondo dalla Nuova Zelanda alla Groenlandia». «Io vorrei –
conclude il leader di Alleanza per l’Italia - il modello tedesco, con
uno sbarramento che tenga fuori chi non arriva al 4 o 5 per cento. Ma il
bipartitismo no, porta solo ad aggressività e instabilità, come stiamo
vedendo».
giovedì 7 ottobre 2010
RUTELLI PRESIDENTE ALLEANZA PER L'ITALIA A PORTA ercoledì 06 Ottobre 2010 15:34 «È evidente a tutti che una destra comandata dalla Lega e una sinistra egemonizzata da Di Pietro lasciano uno spazio enorme. Uno spazio enorme nel quale milioni di persone non andrebbero a votare». Questo uno dei passaggi di Francesco Rutelli durante la puntata di “Porta a Porta”. Il leader dell'Api ha poi aggiunto, rivolto ad Ignazio La Russa, coordinatore Pdl, anche lui presente in trasmissione: «Avete vinto le elezioni e avete la più grande maggioranza della storia quindi non potete parlare ogni giorno di andare al voto. Avete il dovere di governare: fatelo». Sulla legge elettorale Rutelli ha poi sottolineato. «Una nuova legge elettorale dovrebbe restituire al cittadino la possibilità di scegliere chi eleggere. E abolire il premio di maggioranza che non c'è in alcun paese al mondo dalla Nuova Zelanda alla Groenlandia». «Io vorrei – conclude il leader di Alleanza per l’Italia - il modello tedesco, con uno sbarramento che tenga fuori chi non arriva al 4 o 5 per cento. Ma il bipartitismo no, porta solo ad aggressività e instabilità, come stiamo vedendo». Share/Save/Bookmark A PORTA
lunedì 4 ottobre 2010
VERNETTI : SICUREZZA E CONTRASTO AL TERRORISMO
Venerdì 01 Ottobre 2010 14:42
«La conferenza di oggi aveva come obiettivo di fare il punto sulle
principali della sicurezza internazione: dall’Afghanistan all’Iraq, dal
Medio oriente all’Iraq. Dal confronto è emersa una volontà comune fra
tutti i leader presenti di costruire comunità politiche di sicurezza. Lo
dichiara Gianni Vernetti, coordinatore dell’ “Alliance of democrats”,
network di oltre 60 partiti politici di ispirazione liberal democratica e
di numerosi leader politici nel corso del meeting promosso dal Pde e
dall’Alliance of Democrats all Camera dei Deputati. «Il contrasto al
terrorismo globale continua ad essere una priorità dell'agenda politica
italiana e internazionale. Per questo sarà necessario incrementare
l'impegno civile e militare in Afghanistan per stabilizzare il paese e
creare le condizioni necessarie per lo sviluppo».A proposito dell'Iraq Vernetti sottolinea come «oggi in almeno alcune sue parti sia una storia di successo: migliore sicurezza, crescita economica, ma ancora molto deve essere fatto per aiutare il paese ad uscire dall'instabilità. L'Italia dovrà sostenere ancora la missione Nato di formazione delle forze di sicurezza irachene». Una parte della conferenza è stata dedicata al tema delle promozione della democrazia e difesa dei diritti umani: «Un grande paese come l'Italia - conclude Vernetti - non si misura soltanto per le dimensioni del proprio Pil ma anche per il sistema di valori che è in grado di proporre. Da qui la necessità di un impegno costante per la difesa dei diritti umani ovunque essi vengano minacciati nel mondo e per la promozione e diffusione della democrazia». Dal convegno è arrivato infine un appello all'Iran per sospendere l'esecuzione capitale contro Sakineh.
sabato 2 ottobre 2010
ALLEANZA PER L'ITALIA TESSERAMENTO
E ' IN ATTO IL TESSERAMENTO AD ALLEANZA PER
L'ITALIA.
SE VUOI ADERIRE AL NOSTRO PROGETTO POLITICO
ED ESSERE PROTAGONISTA NELLA FORMAZIONE DELLA FEDERAZIONE DI FORZE MODERATE PER IL CAMBIAMENTO ED IL BUON GOVERNO ,ISCRIVITI AD
" ALLEANZA PER L'ITALIA"
PUOI CONTATTARE :
api.alessandria@gmail.com oppure i seguenti nr. telefonici 0143 72237 335 5922545
L'ITALIA.
SE VUOI ADERIRE AL NOSTRO PROGETTO POLITICO
ED ESSERE PROTAGONISTA NELLA FORMAZIONE DELLA FEDERAZIONE DI FORZE MODERATE PER IL CAMBIAMENTO ED IL BUON GOVERNO ,ISCRIVITI AD
" ALLEANZA PER L'ITALIA"
PUOI CONTATTARE :
api.alessandria@gmail.com oppure i seguenti nr. telefonici 0143 72237 335 5922545
venerdì 1 ottobre 2010
TABACCI :DA BERLUSCONI DISCORSO DA ATTORE CONSUMATO
Berlusconi «è venuto nel teatrino della politica, in Parlamento, era 2 anni che non lo frequentava e ha fatto un intervento da attore consumato. Ha deciso di galleggiare malgrado la formazione dei gruppi di Fini». Così Bruno Tabacci (Api) ha commentato a Rai News, il discorso del premier a Montecitorio, Per Tabacci il premier «ha dato del paese una idea che non corrisponde al vero. La gente sta male, le cose non vanno bene e invece di farci diventare più ricchi siamo tutti più poveri non solo in beni materiali ma anche in etica pubblica». Quanto all'invito nei confronti dei moderati, aggiunge: «Io sono più moderato di lui e lui non lo è. Sogna la “democrazia” russa e la vorrebbe trapiantare in Italia. Lui sogna una democrazia liberale diversa magari più simile a quella di Chavez». In merito ai due esponenti dell'Api che hanno lasciato il gruppo, Tabacci è netto: «I mercanteggiamenti sono il suo pane quotidiano e lui in questo è abilissimo. Mi dispiace per questi 2 colleghi».
lunedì 27 settembre 2010
Terzo Polo e Governabilità
Di Marco Corrini
L’argomento è di forte attualità. La nascita di uno schieramento politico di centro denominato, forse impropriamente Terzo polo è ormai data per scontata e appare ai più come una scelta politica utilitaristica basata sulla convinzione che un simile schieramento risulti determinante per la composizione di un qualsiasi Governo e quindi rappresenti per chi la dirige una garanzia di potere indipendente dalle fortune o dai tracolli di destra e sinistra. Si tratta di una visione comprensibile ma fortemente condizionata dalla mercificazione della politica che ha caratterizzato la seconda repubblica fin dall’irrompere sulla scena di Berlusconi. D’altra parte se provassimo invece a pensare a questa svolta come ad una scelta di coscienza ci troveremmo di fronte ad un altro problema. In un sistema bipolare formare un Governo appare facile, Governa infatti chi esce vincitore dalle urne, chi riesce a prevalere nelle preferenze. In un sistema tripolare, invece, non si può trovare una maggioranza senza mettere d’accordo almeno 2 soggetti e se i soggetti in questione sono ideologicamente distanti tra loro la possibilità che si verifichi una situazione di ingovernabilità diventa concreta.
Per dirimere la questione si deve scindere la rappresentatività dalla governabilità. La politica è per sua natura espressione della rappresentatività dei cittadini. Oggi appare innegabile che in un bipolarismo che vede le due componenti principali (PDL e PD) allontanarsi sempre più ed aumentare la loro interdipendenza dalle ali estreme delle rispettive coalizioni (Lega e IDV), esiste una grandissima parte di Cittadini che non vi si riconoscono più e che di fatto, restando così le cose, non possono ne potranno mai essere rappresentati. In questo scenario, la spinta alla creazione di un Polo di Centro da parte di alcuni Parlamentari è una doverosa scelta di coscienza che viene fatta nel pieno rispetto dei Diritti Costituzionali che spettano a ciascun Cittadino.
Il Diritto al dissenso cui si è richiamato recentemente il Presidente Fini, è lo stesso diritto al quale si ichiamò in passato il Presidente Casini, è lo stesso Diritto al quale si sono riferiti i Parlamentari di API quando hanno lasciato il PD per fondare il nostro Movimento. Tutti costoro, Parlamentari della Repubblica, malgrado siano stati accusati a più riprese di utilitarismo o sciacallaggio politico, in realtà non hanno fatto altro che interpretare lo stato di disagio dei Cittadini Italiani compiendo al meglio il loro supremo dovere di rappresentarli nelle sedi istituzionali. L’eletto, non rappresenta in parlamento il Bersani o il Berlusconi di turno, rappresenta sempre chi lo ha votato (anche con una assurda legge elettorale come quella in vigore) e deve agire liberamente e secondo coscienza nel rispetto del mandato ricevuto.
Quando in uno Stato democratico, la rappresentatività viene sacrificata alla Governabilità, vuole dire che si è salito il primo gradino che porta all’abbattimento delle garanzie democratiche e al totalitarismo.
Per questo, pur essendo consapevole che la nascita di un terzo polo potrebbe comportare problemi di governabilità al Paese la ritengo una strada obbligata nel rispetto di tutti coloro che come me non si riconoscono in questo strano bipolarismo dell’alternanza inconcludente. Ribadisco quindi con forza che non si tratta di una decisione utilitaristica ma di una scelta di coscienza a garanzia dei fondamenti democratici del nostro Paese. Più volte il Presidente Casini, pur nelle sue ripetute contraddizioni, ha ribadito che il terzo polo se nascerà non avrà vocazione di stampella per chicchessia. Questo vuol dire che il terzo polo avrà certamente aspirazioni di Governo ma tali aspirazioni dovranno essere legittimate dal raggiungimento della maggioranza delle preferenze elettorali e non da giochini di palazzo. La nascita del terzo polo vedrà con ogni probabilità la fine della seconda repubblica e l’inizio di una nuova era democratica caratterizzata da un forte impulso per il rilancio del nostro Paese sia sul piano economico che sociale ed è una strada obbligata per porre rimedio a 20 anni di immobilismo politico dominato da culti personalistici di tipo totalitario che hanno portato l’Italia alle soglie del terzo mondo.
L’argomento è di forte attualità. La nascita di uno schieramento politico di centro denominato, forse impropriamente Terzo polo è ormai data per scontata e appare ai più come una scelta politica utilitaristica basata sulla convinzione che un simile schieramento risulti determinante per la composizione di un qualsiasi Governo e quindi rappresenti per chi la dirige una garanzia di potere indipendente dalle fortune o dai tracolli di destra e sinistra. Si tratta di una visione comprensibile ma fortemente condizionata dalla mercificazione della politica che ha caratterizzato la seconda repubblica fin dall’irrompere sulla scena di Berlusconi. D’altra parte se provassimo invece a pensare a questa svolta come ad una scelta di coscienza ci troveremmo di fronte ad un altro problema. In un sistema bipolare formare un Governo appare facile, Governa infatti chi esce vincitore dalle urne, chi riesce a prevalere nelle preferenze. In un sistema tripolare, invece, non si può trovare una maggioranza senza mettere d’accordo almeno 2 soggetti e se i soggetti in questione sono ideologicamente distanti tra loro la possibilità che si verifichi una situazione di ingovernabilità diventa concreta.
Per dirimere la questione si deve scindere la rappresentatività dalla governabilità. La politica è per sua natura espressione della rappresentatività dei cittadini. Oggi appare innegabile che in un bipolarismo che vede le due componenti principali (PDL e PD) allontanarsi sempre più ed aumentare la loro interdipendenza dalle ali estreme delle rispettive coalizioni (Lega e IDV), esiste una grandissima parte di Cittadini che non vi si riconoscono più e che di fatto, restando così le cose, non possono ne potranno mai essere rappresentati. In questo scenario, la spinta alla creazione di un Polo di Centro da parte di alcuni Parlamentari è una doverosa scelta di coscienza che viene fatta nel pieno rispetto dei Diritti Costituzionali che spettano a ciascun Cittadino.
Il Diritto al dissenso cui si è richiamato recentemente il Presidente Fini, è lo stesso diritto al quale si ichiamò in passato il Presidente Casini, è lo stesso Diritto al quale si sono riferiti i Parlamentari di API quando hanno lasciato il PD per fondare il nostro Movimento. Tutti costoro, Parlamentari della Repubblica, malgrado siano stati accusati a più riprese di utilitarismo o sciacallaggio politico, in realtà non hanno fatto altro che interpretare lo stato di disagio dei Cittadini Italiani compiendo al meglio il loro supremo dovere di rappresentarli nelle sedi istituzionali. L’eletto, non rappresenta in parlamento il Bersani o il Berlusconi di turno, rappresenta sempre chi lo ha votato (anche con una assurda legge elettorale come quella in vigore) e deve agire liberamente e secondo coscienza nel rispetto del mandato ricevuto.
Quando in uno Stato democratico, la rappresentatività viene sacrificata alla Governabilità, vuole dire che si è salito il primo gradino che porta all’abbattimento delle garanzie democratiche e al totalitarismo.
Per questo, pur essendo consapevole che la nascita di un terzo polo potrebbe comportare problemi di governabilità al Paese la ritengo una strada obbligata nel rispetto di tutti coloro che come me non si riconoscono in questo strano bipolarismo dell’alternanza inconcludente. Ribadisco quindi con forza che non si tratta di una decisione utilitaristica ma di una scelta di coscienza a garanzia dei fondamenti democratici del nostro Paese. Più volte il Presidente Casini, pur nelle sue ripetute contraddizioni, ha ribadito che il terzo polo se nascerà non avrà vocazione di stampella per chicchessia. Questo vuol dire che il terzo polo avrà certamente aspirazioni di Governo ma tali aspirazioni dovranno essere legittimate dal raggiungimento della maggioranza delle preferenze elettorali e non da giochini di palazzo. La nascita del terzo polo vedrà con ogni probabilità la fine della seconda repubblica e l’inizio di una nuova era democratica caratterizzata da un forte impulso per il rilancio del nostro Paese sia sul piano economico che sociale ed è una strada obbligata per porre rimedio a 20 anni di immobilismo politico dominato da culti personalistici di tipo totalitario che hanno portato l’Italia alle soglie del terzo mondo.
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